Progettato e realizzato durante il corso di Joseph Kosuth presso l'Università IUAV di Venezia.
L'evento si è svolto presso l'Antica osteria da Gino a Venezia a cura di Federica Serri, Greta Pettinari, Claudia Felici Ares, Carlotta Carminati. Foto di Giorgia Ortalli. Ricette di @2men.1kitchen.
Ballacà Manchetato è un evento realizzato sotto forma di pasto collettivo, al quale si ha accesso attraverso una lavagna apposta in galleria, portale ad una realtà, il ristorante, che pone l’interrogativo sotteso al progetto stesso: se esista, quale sia e dove stia il presunto confine tra cibo e arte. Il progetto si propone non di giocare con il cibo, bensì di giocare con l’idea di cibo, e dunque di creare un cortocircuito e attivare un ragionamento attorno all’esperienza gustativa, intesa come conoscenza attraverso i sensi.
In un’attualità dove il virtuale è diventato sempre più totalizzante, il cibo resta qualcosa di reale perché interagisce con il corpo fisico e, allo stesso tempo funziona come strumento di auto-valutazione e auto-affermazione nel mondo. Attraverso la sperimentazione culinaria e il food design, accompagnandoci a specialisti nell’ambito, promuoviamo una nuova convivialità intorno alla tavola, che porti sul piatto la necessità di stare nel reale, cullandosi nell’abissale distanza tra rappresentazione e realtà. Il cibo ha ancora la capacità di riconnetterci alle molteplici possibilità del reale. In mezzo ad esperienze corporee sostituite da esperienze visive, mangiare può deluderci. Il collegamento tra la rappresentazione e il suo contenuto non è univoco, unico o immaginabile e mangiare non resta altro che l’unico modo per sapere.
In un’attualità dove il virtuale è diventato sempre più totalizzante, il cibo resta qualcosa di reale perché interagisce con il corpo fisico e, allo stesso tempo funziona come strumento di auto-valutazione e auto-affermazione nel mondo. Attraverso la sperimentazione culinaria e il food design, accompagnandoci a specialisti nell’ambito, promuoviamo una nuova convivialità intorno alla tavola, che porti sul piatto la necessità di stare nel reale, cullandosi nell’abissale distanza tra rappresentazione e realtà. Il cibo ha ancora la capacità di riconnetterci alle molteplici possibilità del reale. In mezzo ad esperienze corporee sostituite da esperienze visive, mangiare può deluderci. Il collegamento tra la rappresentazione e il suo contenuto non è univoco, unico o immaginabile e mangiare non resta altro che l’unico modo per sapere.
ENG
Ballacà Manchetato is an event in the form of a collective meal, accessed via a blackboard in the gallery, a gateway to a reality—the restaurant—that poses the question underlying the project itself: whether, what, and where the supposed boundary between food and art exists.
The project aims not to play with food, but rather to play with the idea of food, thus creating a short circuit and triggering a reflection on the experience of taste, understood as knowledge through the senses.
In a world where the virtual has become increasingly all-encompassing, food remains something real, because it interacts with the physical body and, at the same time, functions as a tool for self-assessment and self-affirmation in the world. Through culinary experimentation and food design, in collaboration with specialists in the field, we promote a new conviviality around the table, one that brings to the plate the need to be real, lulling oneself into the abysmal distance between representation and reality.
Food still has the ability to reconnect us to the multiple possibilities of reality. Amid bodily experiences replaced by visual ones, eating can disappoint us. The connection between representation and its content is not univocal, unique, or imaginable, and eating remains simply the only way to know.
The project aims not to play with food, but rather to play with the idea of food, thus creating a short circuit and triggering a reflection on the experience of taste, understood as knowledge through the senses.
In a world where the virtual has become increasingly all-encompassing, food remains something real, because it interacts with the physical body and, at the same time, functions as a tool for self-assessment and self-affirmation in the world. Through culinary experimentation and food design, in collaboration with specialists in the field, we promote a new conviviality around the table, one that brings to the plate the need to be real, lulling oneself into the abysmal distance between representation and reality.
Food still has the ability to reconnect us to the multiple possibilities of reality. Amid bodily experiences replaced by visual ones, eating can disappoint us. The connection between representation and its content is not univocal, unique, or imaginable, and eating remains simply the only way to know.
1° PORTATA
Antipasto misto del ristorante
2° PORTATA
Spritz con olive
Lo spritz è stato fatto con un minestrone di verdure criofiltrato e ghiaccio alla cipolla
Le olive sono state fatte con purea di zucchine trifolate messe a freddare in stampi di olive
3° PORTATA
Baccalà fritto
Questa portata è stata realizzata con gli ingredienti di una pasta cacio e pepe.
4° PORTATA
Dolce della casa
Il dolce è fotografato su un piatto e stampato su un cartoncino
5° PORTATA
Dolce reale (avanzato)